Fiori rosa, fiori di pesco

Tra i fiori recisi che si incontrano in questo periodo, dai fioristi e nelle bancarelle in giro per le nostre città, i rami di pesco sono tra i più teneri e suggestivi. Li compri e ti porti in casa la primavera e, per molti di noi, tanti ricordi dell’infanzia, quando la campagna e i suoi regali facevano parte della nostra vita. I fiori del pesco sembrano fatti di seta, semplici, perfetti, tenerissimi, distribuiti con ordine lungo i rami bruni dalle sfumature porporine. Ogni bocciolo, avvolto da piccoli sepali verde chiaro, è una promessa di poesia e una poesia di per sé. Si aprono uno dopo l’altro, aprendo i petali color confetto, che man mano sbiadiscono dolcemente, per poi, alla fine, cadere, mentre gli stami da arancio scuro si fanno marroncini.

Chiaccherando con uno di questi coraggiosi fiorai di piazza (per la precisione, mi riferisco alla bancarella in piazza della Repubblica, poco prima dell’inizio di via Turati, a Milano), ho scoperto che questi rami fatati non provengono dall’Olanda, che detiene quasi il monopolio nella produzione del reciso, bensì dall’Italia. Sono invece prodotti prevalentemente nella zona San Remo e in parte minore intorno a Viareggio, da piante da pesco coltivate esclusivamente per il reciso: appartengono alla specie originaria (Prunus persica) o a forme prigemie derivate, non selezionate per la produzione dei frutti, e potate in modo da favorire la formazione di brindilli, ovvero i rami lunghi, di un anno di età, adatti ad essere utillizzati a questo scopo.

Che si tratti di un prodotto solo italiano è per me una buona notizia. Compriamo dunque tanti rami di pesco, con il beneplacito di Lucio Battisti, e portiamoli nelle nostre case, per il breve periodo in cui sono in vendita. Nel nostro piccolo, daremo una mano alla floricultura italiana.

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