Le tenere mimose

Ormai stanno sfiorendo, le tenere, soffici mimose. Adoro il loro profumo particolare, le foglioline leggere leggere oppure toste, coriacee, verde scuro o grigioverdi, a seconda della specie. Vengono tutte da lontano (Australia, perlopiù, ma anche Sudafrica e Sudamerica), ma alcune di loro (Acacia dealbata, Acacia floribunda e loro cultivar) sono entrate nei nostri giardini ancora nell’Ottocento, diventando caratteristiche di alcune nostre zone: Liguria, laghi settentrionali, Brianza e tante città come Milano. All’estero, le si ritrova per esempio in Cornvoglia, lungo le coste spagnole, in Costa Azzurra e Provenza…Meravigliosa, a questo proposito, la celebre Route des Mimosas, che vi raccomando di andare a visitare l’anno prossimo, tra fine gennaio e marzo: 130 chilometri da Bormes les Mimosas a Grasse, fra migliaia di mimose in fiore, che vi si sono inselvatichite.

Un po’ di storia. Dobbiamo, pensate un po’, a Napoleone Bonaparte l’introduzione delle mimose in Europa: quando era ancora Primo Console, inviò una grande spedizione di nell’Australia meridionale, allora ancora inesplorata e battezzata Nuova Olanda. Nell’ottobre del 1800 salparono dal porto di Vavre salparono due navi, la “Géographe” e la “Naturaliste”, agli ordini del capitano Nicolas Baudin, con a bordo 24 studiosi, fra astronomi, mineralologi, zoologi e botanici, e giardinieri. Il viaggio durò tre anni, con varie vicessitudini: al rientro, nel marzo 1804, tornarono in patria solo sei scienziati, portando con sè centinaia di campini di minerali, animali e piante, fra cui le prime mimose, appartenenti  a lla specie che venne chiamata Acacia dealbata. Vennero piantate nel giardino della Malmaison, dove Napoleone viveva con la moglie Joséphine de Beauharnais, grande giardiniera, e dove fiorirono per la prima volta nel  1811. Rimaste a lungo solo una curiosità coltivata in serre riscaldate e nelle orangéries, crescevano e fiorivano, sempre in serra, anche presso i celebri Royal Botanical Gardens di Kew. Bisognerà attendere parecchi anni prima che si provasse a coltivare le mimose in piena terra, all’aperto: la prima Acacia dealbata venne piantata nel 1864 e Cannes, nei giardini del Château de La Bocca, dal giardiniere Gilbert Nabonnan. Fu un grande successo: le mimose portano, assieme ad altre specie subtropicali, un tocco esotico ai giardini della ricche residenze in Costa Azzurra e Liguria, abitate durante l’ivnero da facoltosi stranieri, ma, favorite dal clima e dal terreno a loro consono, uscirono dai giaridini, per inselvatichirsi e caratterizzare anche il paesaggio. Successivamente, arrivarono tante altre specie sulle 1200 totali, secondo l’ultimo conteggio.

Qualche specie e varietà. Alcuni vivai italiani oggi coltivano un buon numero di mimose, sia le classiche varietà di Acacia dealbata, sia tate altre specie e varietà, a cominciare da La Casina di Lorenzo e Vivaio Noaro, ma la collezione più ricca in assoluto è quella del vivaio francese  Pépinières Cavatore, che non a caso si trova proprio  Bormes-les-Mimosas, con oltre 150 specie e varietà, in gran parte molto curiose. Era presente alla deliziosa mostra mercato Un Soffio di Primavera, organizzata dal Fai a Villa Necchi (che di per sè vale una visita tutto l’anno), e ho fotografato alcune delle sue piante.

Tra le numerose varietà di A. dealbata, ve ne mostro due in particolare, perché grandi classiche e dalla fioritura ricchissima, tanto da essere fra le più utilizzate dai coltivatori di mimose per la produzione d fronde recise, in particolare in occasione dell’8 marzo: ‘Gaulois’ e  ‘Gaulois Astier’.

Acacia dealbata ‘Gaulois’, forse la cultivar più diffusa, in piena terra e nelle migliori condizioni (clima mite e terreno soffice, fresco e acido), raggiunge i 5-8 metri e anche più di altezza. Il vivaio francese suggerisce tuttavia di potarla molto ogni anno, dopo la fioritura, per garantire un portamento arnonioso e limitare i danni del vento. I suoi fiori, particolarmente profumati, sono probabilmente i più grandi, sia come singolo “pallino” sia come grappoli, fra tutte le altre mimose coltivate. Selezionata tempo fa da Honoré Tournaire, cresce rapidamente, ha foglie composte bipinnate di un bel verde sfumato, fiorisce fra febbraio e marzo e tollerara gelate (fugaci) fino a -8°/-10°C.

Acacia dealbata ‘Gaulois Astier’ ha lo stesso sviluppo, lo stesso fogliame, un po’ più brillante e fiori nello stesso periodo altrettanto profumati e spettacolari, in grappoli  terminali e ascellari, giallo vivo.

 

 

Ed ecco invece altre quattro mimose che mi hanno colpita, dalle foglie intere (in realtà sono fillodi, cioè piccioli allargati), coriacee, robuste, particolarmente resistenti alla siccità e alla salinità del terreno. Sono un pochino più sensibili al freddo (temperature minime invernali -5/-8°C), adatte al sole e, nei climi molto caldi, alla mezz’ombra, tolleano benissimo la siccità e sono idelai per le zone costiere.

Acacia amonea: di origini australiane, arbustiva, raggiunge i i 2-3 metri di altezza e i 2,5-3,5 metri di larghezza. La fioritura è ricca, in marzo-aprile on glomeruli rotondi, fillodi ovali-allungati, appuntiti, verde scuro-grigio.

Acacia fimbriata ‘Dwarf’: australiana, arbustiva, graziosissima, raggiunge i  2,5 metri di altezza e i 3 metri e oltre in larghezza. Fiorisce in marzo-aprile, con infiroescenze molto ricche, formate da glomeruli piccoli e piumose. Le foglie sono piccole, allungate, appuntite.

Acacia longifolia: originaria di Australia e Tasmania, è grande arbusto o talvolta piccolo albero (fino a  6 metri di altezza e larghezza). Fiorisce dai primi di marzo ad aprile con spighe allungate giallo citrino, riunite in grappoli; ha foglie allungate, verde scuro, coriacee. Preferisce il terreno sabbioso,  tollera il calcare tanto da essere usata come portinnesto per le altre varietà, è molto resistente alla siccità ed è un’ottima stabilizzatrice delle dune.

Acacia vestita ‘Sainte Heléne’: cultivar della specie australiana, ha fillodi grigioverdi molto allungati (fino a 7 centimetri), fiori in glomeruli allungati giallo vivo, in febbraio-marzo. Raggiunge i 3,5 metri di altezza e i 4 di larghezza.

Oltre a queste mimose, se avete un giardino in località molto calda, vi raccomando anche Acacia saligna (sin. Acacia cianophylla): importata dall’Australia in Italia nel 1700, è chiamata anche “mimosa sarda” perchè proprio in Sardegna (ma anche in Puglia) ha trovato il suo clima ideale, fino a naturalizzarsi. In Sardegna, negli anni ’60 dello scorso secolo, è stata anche ampiamente utilizzata, con successo, come barriera frangivento e per trattenere il terreno delle dune. Raggiunge anche i 5-6 metri di altezza e i 3-4 di diameto della chioma. Il portamento è un po’ scomposto, con rmai flessibili e ricadenti. Le foglie sono di colore verde-grioio e forma allungata e appuntita, rivolte verso il basso. La fioritura, che si prolunga da gennaio a marzo, è formata da lunghii e ampi panicoli di glomeruli giallo vivo. La corteccia è squamosa e di colore marrone. In Australia, uno studio sta oggi valutando il suo utilizzo per la produzione di biomassa per produrre energia e per colonizzare terreni colpiti dalla salinità delle zone aride.

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