Le trame dell’alchechengio

Quando ero bambina per me gli alchechengi erano soltanto que piccoli frutti arancione dallo strano ciuffetto di foglie che sembravano fatte di carta e dal sapore particolare, non proprio una squisitezza per un palato infatile. Si mangiavano d’inverno e il loro gusto migliorava molto, almeno per me, una volta trasformati in cioccolatini. Cioccolatini molto buffi, per via di quel ciuffetto in testa. Ogni tanto, quando ho nostalgia dell’infanzia me ne compro un paio e mi sembra davvero di tornare agli inverni di moltissimi anni fa.

Solo parecchio tempo dopo ho scoperto quale fosse la pianta che li produce e quanto sia bella nell’oroto, in giardino e come reciso. Sono sicura che voi tutti la conoscete già, ma magari, parlandovene, vi viene voglia di coltivarla, anche perchgé è davvero molto preziosa nei mesi autunnali e invernali. Io per esempio mi ci sono imbattuta dopo tanto tempo nel visitare il giovane e interessante giardino Jay Blue House Garden, a Fontagneto d’Agogna (NO), nel quale Mattia Godio e Marco Grosso pongono molta attenzione proprio alle piante decorative in queste due stagioni.

L’alchechengio, alchechengi e alkekengi (Physalis alkekengi) è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Solanacea, la stessa di pomodori, patate, peperoni e melanzane. Originario di Cina e Giappone, è piccolo cespuglio dai fusti ramificati e angolosi, che può raggiungere 1 metro di altezza, dotato di un rizoma strisciante in profondità. Le foglie, caduche, sono ovali, verde chiaro. Rizoma e foglie sono velenose perché contengono solanina: attenzione! se ingeriti provocano mal di testa, vomito, nausea e diarrea che compaiono entro 2-24 ore (quest’ultima può durare più giorni).

I fiori, che compaiono da luglio e da agosto, sono piccoli campanellini bianchi che si aprono all’ascella delle foglie. Mentre si trasformano nelle bacche commestibili, gialle e poi arancio a fine autunno, i sepali crescono fino a chiudersi attorno ai frutti, formando piccole lanterne pendule, che a maturità diventano arancio brillante. Mano a mano che il frutto matura, se non li raccoglie, la lanternina si scolora e si fa sempre più sottile, seccandosi piano piano fino a diventare un grazioso reticolo di nervatura che lascia intravedere sempre di più la bacca all’interno, come attraverso un delicato merletto.

Come si coltiva. Facilissimo! L’alchechengio è rustico, resiste ai parassiti, ama i terreni freschi (il loro ambiente ideale in particolare sono i boschi umidi e le siepi fino a 1000 metri di altitudine) e il sole ma non troppo. Si semina in febbraio, in casa. Nate le piantine bagnatele con regolarità ma attenzione perché temono i ristagni idrici. Arrivate alla quarta foglia trapiantate ciascuna nel suo vasetto. Ad aprile, superato il rischio di gelate tardive, trapiantate le piantine all’aperto,  a 1 metro di distanza una dall’altra.

Trascorsa qualche settimana somministrate un concime a lento rilascio, ricco di potassio. Eliminate man mano le infestanti e continuate a bagnare con costanza. Se volete, da metà agosto-inizio settembre fino a fine autunno, potete raccogliere i frutti, tagliando le lanternine dal peduncolo: potete gustarli freschi, canditi, tuffati nel cioccolato o in marmellate. Lasciati sulla pianta saranno d’ornamento al vostro giardino e nutriranno molti uccellini affamati. Oppure raccoglietene qualche ramo da portare in casa. A fine inverno, tagliate la vegetazione secca per favorire il ricaccio vegetativo.

Altre specie. Simili, altrettanto commestibili e facili da coltivare sono:

*l’alchechengio annuale (Physalis pubescens), detto anche pomodoro di lolla, ciliegia bassa, ciliegia di terra; marmellata pelosa e ciliegia d’inverno in inglese; muyaca e capulí in spagnolo. Annuale, a portamento prostrato, raggiunge i 25 centimetri di altezza; adatto a piccole cassette, fiorisce da maggio a luglio e forma lanterne marroncine. In Italia è diffuso in natura in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Sicilia.

*l’alchechengio peruviano (Physalis peruviana), detto anche alchechengio giallo e, in ingelse, ribes del Capo, di origine sudamericana è perenne. Raggiunge 1 metro e più di altezza, con foglie pendenti, fiori campanualti gialli, bacche giallo-verdine, con retrogusto di vaniglia e ananas, e lanterna beige; è il più utilizzato a scopo alimentare. Ècoltivata e consumata in  Turchia per fare il tè, marmellate e decorare torte o consumata come frutta. In alcuni Paesi sudamericani come Perù e Colombia viene utlizzata a livello industriale per preparare marmellate, yogurt, dolc e gelati, liquori, ma viene anche utilizzato per proteggere il suolo dall’erosione.

 

*Physalis ixocarpa, detto tomatillo in Messico, da cui proviene, è una pianta annuale cespugliosa i cui frutti sono un elemento base della cucina locale. Questi ultimi sono piccoli (ma più grandi rispetto agli altri alchechengi), sferici, verdi, rivestiti da un calice verde-porpora. Si raccolgono da luglio. I frutti sono gialli e compaiono da giugno a ottobre, il frutto di colore verde si raccoglie a partire da metà luglio.

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