Oleandri nani

Non è grazioso? Si tratta di una varietà nana di oleandro (Nerium oleander), che ho visto nel giardino del Geco Resort, a Favignana, realizzato dall’amabile proprietario Antonio Palma. A fiore rosa albocca, con foglie più picocle e strette rispetto alle cultivar di maggiori dimensioni (diventano arbustoni o piccoli alberi di 2-6 metri di altezza), rimane un arbustino compatto, alto 80 centimetri e largo 100, il che lo rende perfetto per la coltivazione in vaso o la realizzazione di angoli rocciosi. Non sono riuscita però a scoprirne il nome, anche se diversi vivai l’hanno in catalogo.

In compenso, ho trovato altre due varietà di picocla taglia, prodotte da BotanicalDryGarden (alias Mates Piante, di Grosseto): ‘Maravenne’ e ‘Papa Gambetta’.

‘Maravenne’ presenta fiori rossi, raggiunge anch’esso gli 80 x 100 centimetri e, come tutte le forme a fiore rosso, è rustico almeno fino a-10°C.

‘Papa Gambetta’, ha invece fiori rosa scuro, è semi-nana e compatta (raggiunge i 150 centimetri di altezza x e i 100 centimetri di larghezza), inizia a fiorire più precocemnte, già a fine primavera ed è rustico fino -5°C e poco oltre, una rusticità che probabilmente caratterizza anche la varietà senza nome della mia foto.

A me gli oleandri piacciono da pazzi: ne adoro il profumo, l’esuberanza della lunghissima fioritura, la resistenza al caldo e il fatto che mi parlano di mare, vacanze e di ricordi d’infanzia.

Come sapete sono molto facili da coltivare: amano il sole, ma si accontentano anche dell’ombra, purché molto luminosa pieno. Prediligono i terreni ben lavorati e fertili, ricchi di sostanza organica, ma sia adattano anche a quelli poveri e sabbiosi. Cercano l’acqua, con le lunghe  robuste radici, ma tollerano la siccità. Sopportano l’inquinamento, anche se, essendo sempreverdi, si spocano parecchio e indeboliscono. Meglio bagnarli e concimarli durante la bella stagione, ma comunque sopravvivono anche senza le nostre cure. Da riprodurre, poi, sono una goduria: le talee radicano anche nell’acqua senza farsi attendere.

Unico problema, le cocciniglie: Apidiotus hederae, che si insedia sulla pagina inferiore della foglia, e Chloropulvinaria floccifera; fanno deperire la pianta in fretta, anche perché provoano lo sviluppo di fumaggini, per cui trattate appena le notate. Inoltre, ricordate sono fra le piante più velenose che ci siano: il contatto con la linfa  può provocare eritemi, e e foglie e la corteccia sono estrememente tossiche per persone e animali, e perfino il fumo che ne deriva bruciandole.

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