Il fiore di pesco bianco

Camminando questa mattina per le vie della mia città, con mia grande felicità ho incontrato una bella siepe di fiore di pesco, o cotogno giapponese, a fiore bianco ormai sbocciata. È un arbusto molto comune a Milano, e non solo, perché facile, rustico, di poche esigenze, da sole o mezz’ombra, tollerante i terreni pesanti e calcarei. Peccato solo che venga spesso potato male, ovvero tagliuzzato e tenuto basso, così si aggroviglia e contorce. Le varietà a fiore bianco sono le mie preferite, le trovo eleganti e luminose, rispetto alle classiche rosa acceso. Non riesco a indovinare il nome di quest’ultima, ma penso possa trattarsi di una cultivar di Chaenomeles japonica, per due motivi: è una delle specie più utilizzata nei lavori urbani (assieme a C. speciosa) e tende a conservare parte delle foglie anche durante l’inverno, così quando iniza a sbocciare, ai primi di marzo, le candide corolle hanno le compagnia delle foglioline più mature, oltre che di qualche nuova, verde tenero. C. speciosa, che è anche più grande, e il loro brido C. x superba, e loro cultivar, fioriscono invece sui rmai ancora nudi. Voi cosa ne pensate? Ah, mi raccomando: ricordate che molti cotogni giapponesi sono un po’ traditori, per via delle lunghe spine appuntite…In compenso i loro frutti, che maturano in estate e sembrano piccole mele (del resto appartengono alla famiglia delle Rosaceae), sono molto profumate: le nostre nonne e bisnonne usavano infatti metterle nei cassetti per profumare la biancheria; sono commestibili, ma molto astringenti e allappanti, per cui vengono utilizzati solo per preparare liquori e marmellate, oppure aggiunti a quelle di altri frutti, per addensarle, data l’alta presenza di pectina di queste piccole mele.

Un po’ di botanica e curiosità. I Chaenomeles sono chiamati anche “cotogni da fiore” e “cotogni giapponesi” perché molto affini al genere Cydonia (melo cotogno) e per la loro origine asiatica (crescono nei boschi montuosi).

Solo quattro specie conosciute:

C. japonica, che futrovata in Giappone da Carl Peter Thunberg alla fine del 1700, ma con molta probabilità è invece originaria della Cina.

C. speciosa, endemica in tutto il Sud-est asiatico, scoperta a inizio Ottocento da Sir Joseph Banks, arrivato nel continente asiatico assieme al capitano Cook.

C. cathayensis, cinese, di dimensioni maggior (3 metri di altezza e larghezza), individuata nel 1901;

 C. thibetica, individuata in Tibet soltanto nel 1959, ancora oggi poco conosciuta.

C. japonica e C. speciosa hanno avuto una grande successo in Europa, fin dal loro arrivo, tanto che alla fine dell’Ottocento se ne coltivavano oltre 40 varietà. I primi ibridi (C. x superba), di taglia inferiore (1,50 x 2 metri di altezza e diametro) furono ottenuti da G. Frahm nel 1900. I cotogni giapponesi sono molto utilizzati anche come bonsai.

Decidui (salvo appunto C. japonica che in genere non si spoglia del tutto), non superano i 2-2,50 metri di altezza e larghezza, i Chaenomeles hanno fusti maturi arcuati e quelli giovani eretti eretti, poco ramificati (a meno che non li si poti male), spesso forniti di spine legnose e acuminate, a foglia caduca. I fiori, a coppetta, sono riuniti in picocli grappoli strettamente attaccati ai rami. Le foglie sono ovali o lanceolati, verde scuro, giallo oro in autunno.

Il nome del genere deriva dal greco chainein e melon e significa frutto che si fende, cioè che si divide in due. Fu proprio sir Joseph Banks a sceglierlo, proprio per le caratteristiche dei frutti, dopo che Thunberg aveva preso un abbaglio, classificando la specie da lui scoperta (C. japonica) come Pyrus iaponica.

 

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