Silene vulgaris: gli schioppettini!

S-ciopit, sciopeti, tagliatelle delle Madonna, strigoli, stridoli, carletti, strisci, scrissioi, s-ciopit o sclopit, s-ciopetin, scoppiettini, cuiet, sonaglini, cavoli della comare…quanti nomi graziosi per indicare una delle piante più comuni e sicramente presenti nei nostri ricordi, anche se magari non ne conosciamo il nome botanico. Alzi infatti la mano chi, da bambino (ma io lo faccio ancora…), non si è divertito a schiacciare i fiori panciuti come palloncini di Silene vulgaris sulla fronte, per ricavarne il caratteristico suono scoppiettante…

Erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Caryophillaceae (quella dei garofani, per intenderci), Silene vulgaris è una pianticella da niente, ma osserviamola meglio: alta 60-100 centimetri, presenta fusto eretto erbaceo; radice rizomatosa con radici laterali; foglie ovate o lineari–lanceolate, verde bluastro, quelle basali picciolate e riunite in una rosetta; e i famosi fiori, detti bubbolini, dal calice panciuto, verde pallido o rosa-bianca, solcato da nervature rosa porpora longitudinali, unite da altre nervature trasversali più corte e chiare; lo sormonta una deliziosa raggerina di lobi bianchi o rosa chiaro, con gli stami sporgenti. Le corolle sono pendule, portateda lunghi piccioli, e riunite in infiorescenze a pannocchia, lasse e leggere. Sbocciano da maggio a settembre e vengono impollinati da insetti sufficientementi piccoli da riuscire a entrare nella stretta imboccatura dei fiori: vietati dunque a grossi bombi, che tuttavia, non andando tanto per il sottile, spesso ne bucano il calice, per raggiungere l’agognato nettare.

Man mano che matura, il calice si indurisce e secca, senza cadere, cosicché, a scuoterlo delicatamente, si fanno risuonare i minuscoli semi inseriti nella capsula fruttifera in esso contenuta (da qui uno dei nomi popolari di sonaglino).

Ma Silene vulgaris è anche assai buona da mangiare, cosa che risaputa fin dall’antichità per le sue proprietà mangerecce. Anzi, è una delle migliori erbe commestibili: le sue foglie basali, che vanno raccolte prima della fioritura o dventano troppo dure, dal sapore dolce e dlicato, si mangiano crude o cotte, in risotti, minestre, ripieni, ravioli e frittate.

Inoltre, ha un vastissimo areale (zone freddo – temperate dell’emisfero boreale, quindi Europa, Asia, Africa settentrionale, America meridionale) e cresce nei prati, negli arbusteti, nei boschi radi e lungo margini dei sentieri, nelle zone ruderali ricche di azoto e nei prati fertili concimati e antropizzati (è infatti specie nitrofila), da 0 a 2800 metri sul livello del mare.

Un po’ di terminologia. Leggenda vuole Silene derivi da Sileno, compagno panzone di Bacco, il dio del vino e dei bagordi, ma più probabilmente deriva dal termine greco sialon, saliva, con riferimento alla sostanza bianca appiccicosa, prodotta dal fusto di molte specie.

Silene vulgaris e Vicia cracca

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