L’esigente Buddleja indica

Buddleja indica, un vera curiosità, che mi ha proposto Kety Cialdi, vivaista dell’associazione pistoiese Pollici Rosa.

Nonostante il nome specifico che le hanno appioppato, indica, questo arbusto sempreverde proviene da Madagascar, Isole Comore e Mascarene, dove cresce dalla costa fino a 2000 metri di altitudine, raggiungendo i 3-4 metri di altezza. Venne descritta e catalogata da Lamarck nel 1758 e in seguito chiamata in un primo momento Nicodemia diversifolia.

I fiori, estivi, sono poco vistosi: piccoli, con il lungo tubicino corollino tipico delle buddleie, giallo crema, riuniti in grappoletti lassi, senza contare che raramente compaiono in coltivazione. Insomma, niente a che vedere con le fioriture ben più appariscenti delle consorelle, Buddleja indica è infatti coltivata per le foglie, molto decorative: sempreverdi, rotondeggianti e ondulate, le hanno valso il soprannome di Buddleia Oak Leaf, buddleia a foglia di quercia. «Data la sua naturale tendenza ad arrampicarsi, può essere anche allevata a spalliera, legando a un sostegno i suoi rami sottili», dice Kety. Ma purtroppo non è per tutti

Come si coltiva. Buddleja indica è anche molto delicata: non sopravvive a temperature inferiori ai +7/10 °C, per cui la sua coltivazione non è da tutti. Però la si può allevare in vaso, per ritirarla in autunno, in un luogo luminoso. Richiede inoltre terreno fresco e una certa umidità dell’aria: apprezzata in Inghilterra come piante da serra, in posizioni soleggiate o di mezz’ombra, la si può anche utilizzare come pianta da interno, purché si abbia cura di umidificare l’ambiente, se, come accade in inverno, diventa troppo secco a causa del riscaldamento.

Rispondi