Se trovate un riccio

riccio europeo

Tra gli animali selvatici italiani, il riccio comune o riccio europeo (Erinaceus europaeus) è uno dei più carini: impossibile non intenerirsi davanti al suo musino, dal piccolo naso e dagli occhietti scuri.

Il riccio è un piccolo predatore notturno: tra i primi mammiferi comparsi sulla Terra dopo il Cretaceo (quasi sessanta milioni di anni fa), può essere lungo 20-30 centimetri. I suoi aculei, assenti sulle zampine e sulla parte anteriore del suo corpicino, possono cambiare colore con il succedersi delle stagioni.

Vive nei boschi, nei campi, nei prati, nei parchi urbani e nei giardini, vicino alle case e al limitare delle città. Si costruisce una tana con fieno e foglie, a livello del terreno, sotto le cataste di legna e alle siepi, nei mucchi di foglie e in mezzo ai rovi, dove trascorre il giorno dormendo. Va a caccia di notte, arrivando a percorrere da 500 metri a 2 chilometri. È onnivoro: mangia frutta, invertebrati fra cui lumache, limacee e soprattutto le larve di maggiolino, cavallette, ma anche topolini e piccoli mammiferi, lucertole e anfibi, scarafaggi, millepiedi, forcelline, oltre and andare ghiotto di miele e dei croccantini dei gatti!. La frutta la mangia occasionalmente e può procuragli diarrea. Entra in letargo nei mesi invernali, ma è un letargo interrotto da risvegli, per poi svegliarsi con i primi tepori primaverili. E quando accade, è particolarmnte esposto ad assere investito, se attraversa la strada, perché i suoi riflessi sono ancora intorpiditi: un motivo in più per andare piano!

Il riccio è tutelato e protetto da diverse leggi, per cui non è permesso trasformarlo in un animale da compagnia; tuttavia, può capitare che si insidi in un giardino: in questo caso occorrerispettare la timidezza, lasciandolo in pace, o se ne andrà. Al contrario, fornitegli luoghi in cui rifugiarsi, come mucchi di foglie, cataste di legna, cassette della frutta capovolte e riempite di foglie secche) e magari anche un piccolo stagno o pozza d’acqua, che ama molto (attenzione, non deve avere le parti lisce, perché non riuscibebbe uscirne!). E fornitegli le crocchette dei gatti, possibilmente di pollo, che amano molto (
anche le scatolette di umido di pollo o manzo vanno bene, ma si conservano meno e possono dare feci molli)
. La mia amica Camilla Zanarotti, paesaggista e giardinieri, nel suo bel giardino nel Vicentino (Il Giardino della Torre e delle piante tenaci), ogni autunno prepare, in un piccolo locale lasciato aperto e protetto da cespugli, alcune cassette piene di foglie, che lei chiama l”‘hotel dei ricci”, per aiutarli a trascorrere l’inverno al riparo.

Tuttavia può capitare, come è accaduto ad altri amici giardinieri, Gaetano Zoccali e Margherita Rossini, di incontrare un riccetto nato tardivamente e quindi ancora piccolo e magro: va accolto e nutrito, impedendogli di addormentarsi, perché non ha sufficienti risorse nutritive per sopravvivere al letargo, anche si tratta di un letargo interrotto da risvegli. Cosa fare? Rivolgetevi a un centro apposito, come il Centro Recupero Ricci “La Ninna” , aperto in Piemonte dal veterinario Massimo Vacchetta, autore anche degli incantevoli “Cuore di Riccio” e “25 grammi di felicità“: il centro è un vero e proprio piccolo ospedale per la cura e la riabilitazione dei ricci europei. Offre un’assistenza medica continua 24/24h, per 7 giorni alla settimana. In ogni caso i riccetti sono in pericolo, ripetto all’entrare in letargo, fino a che pesano sotto i 600-700 grammi prima del letarlo: occorre perciò tenerli in un locale protetto, al caldo (15°/20°C), con acqua e cibo in ciotole pesanti, così non le rovesciano, meglio se ditribuiti in giro, in modo che vada in giro a cercarli, giornali quotidiani e una sabbietta come per i gatti, e, come nido una scatola di cartone riempita di paglia e fieno con un’apertura. Non disturbateli. Poi, raggiunto il peso minimo, spostateli in un luogo fresco  (5°/10°C), in modo da spingerli al letargo: se rimangono svegli in inverno, mangiano e si muovo poco, finiscono per ingrassare, cosa pericolosa per la loro salute.

Mi raccomando: nel dubbio di come nutrirle, date loro le crocchette dei mici. MAI dare loro latte di mucca e pane!

Per ricci in difficoltà e urgenze potete contattarlo al 337 352301, tuttavia, come si legge nel suo sito www.laninna.org, bisogna sapere quando un riccio va soccorso e quando invece va lasciato stare, per non provocargli un inutile stress. Oltre nella situazione descritta prima, un riccio va soccorso :

  1. Se lo trovate che vaga in  pieno giorno, all’aperto (il riccio è notturno, e di giorno dorme anche 18 ore).
  2. Se appare malato, cosa da sospettare se lo trovate fermo, barcollante, debole, circondato da mosche, se si corica su un fianco o trascina le zampe posteriori)
  3. Se lo trovate ferito, con tracce di sangue sul corpo.
  4. Se appare colpito da zecche (che arrivano ad ucciderlo per grave anemia) e pulci.
  5. Se è piccolo e senza madre.
  6. Se lo trovate sulla strada in stato di shock da trauma. In questo caso il riccio investito da un’auto è debole, non si appallottola , giace riverso su un lato, con sangue a bocca, naso e sul corpo. Oppure si chiude ma lascia fuori una zampa che non riesce a retrarre perché lesionata o fratturata.
  7. Se lo trovate vicino o intrappolato in un buco, in un tombino, in una botola o chiuso in uno scantinato (otrebbere essere lì da molto tempo, senza mangiare e bere e quindi deperito e disidratato oltreché ferito alle zampe nel tentativo di uscire), oppure vicino ad altre situazioni di pericolo, come trappole ed esche per top reti metalliche.
  8. Se lo trovate in una piscina. I ricci non hanno una buona vista e spesso capita che cercando l’acqua finiscano nelle piscine, ormai diffuse in molti giardini. Se non vengono immediatamente recuperati, dopo poco tempo non potendo uscire a causa del bordo ripido, muoiono annegati. Se li vedete nuotare pertanto recuperateli immediatamente. Vanno poi tenuti in osservazione perché potrebbero aver introdotto acqua nei polmoni. Per di più inalare il cloro potrebbe creare irritazione e problemi alle vie respiratorie. Se ci sono dubbi del genere è meglio portarlo in un centro di recupero.

Se trovate una cucciolata in pericolo, non mettete i piccolini nella stessa scatola della loro mamma, perché, per paura, potrebbe non riconoscerli e ucciderli. In generale, non alimentate i ricci soccorsi perché feriti o ammalati, perché possonoa vere ferite o fratture nel palato e nella mandibola e potreste peggiorare la situazione: chiamate un centro di recupero tempestivamente, perché spesso c’è pochissimo tempo per salvargli la vita.

A questo proposito, vi segnalo inoltre il sito www.sosricci.it  e altri centri di recupero per ricci e altri animali selvatici, i così detti C.R.A.S, istituiti dall’Enpa, con l’aiuto di alcune Regioni, fra cui quello di Cremona, di Graffignana (LO), di Camporese (Ge). Pper l’elenco completo consultate il sito C.R.A.S, Centro recupero Animali Selvatici. Sappiate che è possibile aiutare queste associazioni tramite donazioni.

Intanto godetevi le tenere foto di ricci e riccetti che mi ha inviato il dottor Massimo Vacchetta, del Centro Recupero Ricci “La Ninna”!

2 Commenti

  • Margherita Rossini
    30 Novembre 2019 19:11

    Questo articolo è molto interessante. Grazie per le informazioni che hai condiviso con noi.
    Un Caro saluto, Margherita e Marco.

    • Margherita Lombardi
      4 Dicembre 2019 11:32

      Grazie a te e a Marco, cara margherita

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.