Naturalizzare le bulbose

È arrivato il momento di mettere a dimora i bulbi, cormi, tuberi e rizomi che fioriranno dall’inverno a fine primavera. Molte di loro possono essere naturalizzate, cioè lasciate inselvatichire in giardino e nel bosco, con effetti meravigliosi e una bella riduzione delle fatiche del giardiniere- Quali sono? Come si fa? Ne ho scritto per Wall Street International Magazine:

 

Naturalizzare le bulbose (pubblicato su Wall Street International Magazine, 30 settembre 2021)

Le bulbose sono, in generale, le piante più facili da coltivare. Basta piantarle, al posto e alla profondità giusta e poi fanno tutto da sole. In botanica sono definite “geofite”: dotate di organi sotterranei, ricchi di sostanze di riserva, ingrossati e variamente modificati, contengono tutto quanto occorre per germogliare, crescere e fiorire, tranne l’acqua: radici, sostanze nutritive, foglie, fiori. Dal punto di vista scientifico, il termine “bulbose” è in realtà corretto soltanto per le specie dotate di bulbo vero e proprio: altre hanno differenziato organi di riserva sotterranei simili per funzionalità, ma diversi per conformazione e fisiologia (cormi, tuberi, rizomi, radici tuberose), ma ai fino colturali poco cambia. Più importante, da questo punto di vista, l’epoca di fioritura, perché determina in genere quella della messa a dimora: le bulbose a fioritura estiva-autunnale (gladioli, dalie, crocosmie, nerine, alcuni crochi, sternberge) si piantano perlopiù in marzo-maggio, mentre quelle a fioritura invernale-primaverile (bucaneve, crochi, fritillarie, muscari, narcisi, tulipani, scille ecc. ) vanno interrate in ottobre-novembre, cioè prima dell’arrivo del freddo invernale, necessario per indurre una buona fioritura.
Alcune specie, che provengono da condizioni ambientali molto precise, possono dare, nei nostri climi qualche grattacapo, ma non è di queste ultime che voglio parlarvi: al contrario, in nome dell’attuale approccio al giardinaggio e al giardino più semplice ed ecosostenibile, vorrei invece soffermarmi su quelle “bulbose”, di origine europea e non, rustiche e accondiscendenti, talmente facili e adattabili che si inselvatichiscono con facilità, fiorendo anno dopo anno e diffondendosi da sole nel terreno, sia tramite seme sia per via vegetativa, producendo bulbilli e altri organi simili, senza che si debba praticamente fare niente per loro: in un prato, in una boscaglia, in un frutto, ai piedi di alberi a foglia caduca o delle rose, una roccaglia, in una prateria di erbacee perenni e graminacee. Il risultato, a parte una prima fatica iniziale per metterli a dimora in quantità, è entusiasmante, la fatica minima: una prima annaffiatura, per fare bene assestare il terreno dopo l’impianto, è cosa dovuta, ma in seguito basteranno eventuali bagnature di soccorso, in caso di siccità durante la loro crescita vegetativa e fioritura, e una buona concimazione annuale, non indispensabile ma utile a favorire una fioritura costantemente ricca.
Quali sono le bulbose più adatte alla naturalizzazione? Le specie botaniche, ma anche i loro primi ibridi e varietà, che possiedono ancora nel loro corredo genetico qualcosa o molto della loro vena selvatica originaria
Da escludere, invece, gli ibridi molto lontani dalle specie originarie, che si moltiplicano a fatica, sono sterili o comunque appaiono estranei in un contesto naturalistico, come i giacinti orientali, e, nelle nostre regioni settentrionali, le specie sensibili al freddo, come le amarillidi.

In dettaglio:
Da naturalizzare nel sottobosco luminoso: acetosella (Oxalis acetosella), Allium ursinum (che “profuma” moltissimo d’aglio, però, il Parco di Monza insegna), Anemone blanda e A. appenninica, bucaneve (Galanthus nivalis), campanellino o falso bucaneve (Leucojium vernum), chionodoxe, ciclamini (Cyclamen hederifolium), Erythronium dens-canis, giacinto selvatico (Hyacinthoides non-scripta), mughetti, scille (Scilla campanulata, S. iberica, S. tubergiana), tulipani selvatici come Tulipa sprengeri, T. clusiana, T. praecox, tulipani delle categorie Darwin, Precoci e Tardivi a fiore semplice.
Da naturalizzare nei prati soleggiati: bucaneve (Galanthus nivalis), bucaneve autunnale (Leucojum autunnale), camassie, crochi, colchici, gladioli selvatici (Gladiolus byzanthinus e altri), Fritlllaria meleagris, iris, gigli (Lilium martagon, Lilium candidissimum), muscari, narcisi, Ornithogalum umbellatum, tulipani botanici come Tulipa bifolca, T. kaufmanniana, T. sylvestris, loro varietà e ibridi, scille (Scilla campanulata, S. iberica, S. tubergiana).
Da naturalizzare ai piedi delle rose e fra le graminacee: Allium fra cui ‘Globemaster’, ‘Purple Sensation’, ‘Mount Everest’ , ‘Summer Beauty’, ‘In Orbit’ , Allium tuberosum.
Da naturalizzare in primo piano nelle aiuole: Allium ‘Senescens’ e Allium schoenoprasum, o erba cipollina, ottimo anche negli orti.

Come si fa. Va da sé che occorre poter dare loro le condizioni ambientali e pedologiche richieste, e rispettare il loro ciclo vegetativo e dunque piantarli dove possano ricevere luce diretta quando iniziano a vegetare e durante la fioritura, e poca acqua o quasi niente quando entrano in dormienza, cosa che si verifica solitamente in estate per le bulbose a fioritura invernale-primaverile, e in inverno-primavera per quelle a fioritura estiva-autunnaleTra quelle invece perfetti da far inselvatichire. Per ottenere un aspetto spontaneo, occorre piantare i bulbi, i cormi o i rizomi, in gruppi o gruppetti di 10-20, a seconda delle loro dimensione. Invece che inserirli uno a uno, ancor più se di piccolo calibro, scavate più, buche sufficientemente grandi per accogliere ogni gruppo.

Se il prato c’è già, incidetelo in più zone con una vaga, cercando di ritagliare nella cotica erbosa un cuneo o una losanga, sollevatela e disponete più bulbi su fondo. la profondità varia con la specie: per i bulbi vale la regola generale di due-tre volte la loro altezza (meglio tre, soprattutto nei climi a inverno rigido); alcuni rizomi, come quelli delle iris rizomatose, vanno invece piantate in modo che metà della loro altezza fuoriesca dal terriccio. Per quanto riguarda la distanza fra i bulbi, valga la regola di “un bulbo sì e uno no”, che potete trasformare anche in “uno si e due-tre no“ per accentuare l’effetto naturale. Coprite con terriccio fresco, rimettete a posto la porzione di cotica, premetela con delicatezza per farla aderire al terreno sottostante e intorno, e innaffiate per eliminare le sacche d’aria nel terreno e favorire l’attecchimento delle zolle. Poi aspettate: quando le punte verdi o germogli comunicheranno a spuntare, se non piove bagnate nuovamente. Godetevi la foritura, in seguito lasciate appassire le foglie: solo quando saranno ingiallite e secche potrete tagliarle, a meno che le erbe del prato, crescendo, non le nascondano.

 

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